LA STORIA

"LA FONTE" - 1987


UNA CROCE UNA STORIA
Ci starei a scommettere: credo non ci sia Pievano oltre i quarant'anni che non sia stato, almeno una volta, in cima al poggio di Stantino, dove c'era la Croce. Eh già la Croce! lo, a dire la verità, non ci avevo neanche fatto caso che non c'era più. Fu Ennio Graziotti, acuto osservatore di cose pievane, che parlando dei nostro giornale, me Io fece notare, sostenendo, a ragione, che i pievani (almeno quei veri) hanno sempre tenuto il poggio di Stantino come il simbolo del loro paese, vantandosi con orgoglio di essere nati all'ombra del medesimo. Ennio, nei suo particolare e figurativo modo di esprimersi, evidenziava (ma tutti i pievani lo sanno) anche l'importanza meteorologica del poggio: il nostro Bernacca! — disse. Poi mi raccontò la storia di come « secoli fa fu issata la prima Croce sul poggio di Stantino e per quale ragione. A sentir lui, non è poi tanto « leggenda » perché l'ha sentita raccontare da piccino, dal suo nonno che aveva novant'anni e, anche lui, l'aveva sentita raccontare da piccino e così via. Dunque! Pare che un vecchio di Pieve, incallito bestemmiatore, andasse spesso con un somaro a fare fascine di ginestra, dalla parte di là del poggio in questione, passando per uno stradello (a-lora non c'era la piantata) che portava diritto a dove c'era la Croce. Una mattina, all'inizio della salita, vide per terra un piccolo gomitolo di lana e lui se lo mise in tasca, perché « n'se sa mai » e cominciò a salire, con il somaro, su per lo stradello. ll gomitolo, che appena messo in tasca non ne aveva nemmeno avvertito la presenza, cominciò a pesare e con più procedeva verso la cima, più diventava peso, tanto che, giun-to in cima il malcapitato fu costretto a buttarlo, per via del suo peso fatto insostenibile. Dice che il go-mitolo, appena toccata terra, si trasformasse in una grossa fiammata e disintegrandosi lasciasse uno spiazzo di terra completamente bruciato. il somaro, sfuggito al controllo del vecchio, fu ritrovato dopo due giorni: il vecchio stravolto, pensando che il diavolo avesse tentato di portarlo via, fece, o fece fare, una grossa Croce che fu messa nel centro dei terreno bruciato. Questa la leggenda. « Comunque sia — dice Ennio — i nostri nonni ce l'han trovata, noi lo stesso e se un fulmine (come dicono) ha rovinato l'ultima, non credo che sia un gran costo, con i mezzi d'adesso, farne un'altra « bella grossa » che si ve-da da lontano. L'ing. Capaccini, un anno per l'otto Settembre la fece illuminare, portandoci la corrente dalla Tratos, dimostrando. se ci fosse stato bisogno, anche in quella circostanza il sincero attaccamento alla sua Pieve ». Certo Ennio ha ragione, quando dice che per la Forestale o la Comunità Montana, con tutti i boschi che hanno, sarebbe una bazzecola ripristinarla, magari con i pini su in cima della piantata che cavarne due o tre neanche si conosce: anzi si vedrebbe meglio la Croce. Speriamo che il desiderio di Ennio, che del resto è di tutti i pievani, venga soddisfatto: in caso contrario una cosa è certa, qualche modo per ricollocare la Croce i pievani lo devono escogitare, perché ne han sopportate tante di croci che sarebbero assurdo eliminare proprio quella che ha sempre dato meno noia di tutte. Anzi!
Luigi Dalla Ragione